Dialettica della ragione, teleologia e idea di mondo in Kant Introduzione (seconda parte)

CON-TEXTOS KANTIANOS.

International Journal of Philosophy

N.o 8, Diciembre 2018, pp. 268-270

ISSN: 2386-7655

Doi: 10.5281/zenodo.2368685


Dialettica della ragione, teleologia e idea di mondo in Kant Introduzione (seconda parte)

Dialectic of Reason, Teleology and the Idea of World in Kant Introduction (part 2)

CASSANDRA BASILE


Università degli Studi di Pisa, Italia


Questa è la seconda raccolta dedicata al convegno kantiano dal titolo Dialettica della ragione, teleologia e idea di mondo in Kant (la prima è contenuta nel Dossier di giugno 2018 di Con-Textos Kantianos), tenuto a Pisa il 14-15 Dicembre 2017, organizzato dal gruppo di ricerca Zetesis dell’Università di Pisa con la partecipazione della Società Italiana di Studi Kantiani.

Gli argomenti trattati in questo convegno sono stati un viaggio all’interno della Logica e della Dialettica Trascendentale della prima Critica, per estendersi alle tematiche che emergono dalla lettura delle sezioni contenute al loro interno. L’obiettivo del convegno è stato proporre un percorso di indagine sui temi che mettevano maggiormente in risalto il modo in cui Kant concepisce la natura della ragione.

In questo Dossier gli argomenti affrontati riguardano il concetto di mondo analizzato sotto due aspetti: 1. attraverso la revisione dei concetti di luogo ed estensione contenuti all’interno dei Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive; 2. mediante la considerazione teleologica del concetto di libertà. Vengono inoltre portate alla luce alcune questioni fondamentali legate alla ragione riguardo allo statuto e al ruolo delle sue idee trascendentali.


Il contributo proposto da Emanuele Cafagna, La definizione kantiana del concetto di “mondo” nei Pensieri sulla vera valutazione delle forze vive, si presenta come uno studio




[Recibido: 20 de octubre 2018

Aceptado: 6 de noviembre 2018]

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Dialettica della ragione, teleologia e idea di mondo in Kant


su più fronti, in quando da un lato Cafagna analizza il ventaglio di temi interrelati all’interno del saggio kantiano (dal negozio tra anima e corpo sviluppato attraverso un riesame della teoria della forza e della sostanza, alle rappresentazioni dell’anima, alla possibilità da parte del pensiero di teorizzare non l’esistenza di altri mondi possibili, ma la loro non esclusione), dall’altro egli ci fornisce un quadro generale dell’evoluzione del concetto di mondo presente in questo saggio legato al modo in cui, inizialmente, Kant teorizza lo spazio, proponendo gli aspetti innovativi del suo pensiero.

Analizzando il modo in cui Kant considera il concetto di mondo proposto da Wolff e dai wolffiani, Cafagna mette in evidenza i punti di contatto che sembrano esserci con le loro teorie, per poi mostrare come Kant stia mettendo in atto un vero e proprio capovolgimento di prospettiva, che è strettamente legato, e ne vede anche l’origine, nella concezione che Kant ha del concetto di luogo e di quello di estensione. Il contributo segue le articolazioni del saggio kantiano, esponendo le questioni che Kant presenta, sottolineando la presenza di un filo conduttore a cui esse sono legate: i concetti di luogo e di estensione, che non permettono, infine, di poter formulare alcun giudizio conclusivo sulle concezioni wolffiane dell’unicità del mondo.

Ciò che infatti Cafagna evidenzia è un nuovo punto di vista dell’approccio kantiano alle teorie di Wolff, Knutzen (e Leibniz), non rimanendo fedele agli interpreti che cercano di appiattire lo scritto sui Pensieri delle forze vive ad un mero ‘copia e incolla’ da parte di Kant delle tesi dei predecessori, tale da relegare il filosofo nell’orticello dello studioso geloso dei suoi possedimenti e per nulla aperto alle innovazioni della scienza. Cafagna, invece, mette in luce un punto cruciale dei Pensieri, ossia il riesame da parte di Kant delle tesi dei predecessori, che, nonostante non apporti soluzioni ai problemi che vengono evidenziati, espone comunque le difficoltà a cui le tesi analizzate vanno incontro, permettendo di escludere l’appiattimento della teoria kantiana esposta in questo saggio a quella di matrice wolffiana.


Attraverso il suo contributo, Libertà, teleologia, mondo, Gerardo Cunico si interroga su un senso teleologico della libertà, mettendo in evidenza come tale idea diventi un compito, perché si delinea come scopo finale dell’impegno etico, e, al tempo stesso, come scopo finale del mondo quale attuazione della stessa idea di libertà. Cunico si interroga su come essa possa incidere sulla possibilità di interpretare il mondo come totalità finalistica, cercando di comprendere in che modo la libertà sia implicata, e se si possa, pertanto, ammettere un senso teleologico della libertà.

Il saggio di Cunico mostra alcuni dei modi in cui il concetto di libertà viene a declinarsi nelle tre critiche, poiché ciò che emerge da alcune definizioni è uno stretto legame tra ciò che è la libertà per Kant è ciò che viene caratterizzato come scopo ultimo dell’essere umano. Il saggio si appella fondamentalmente a due sensi del concetto di libertà: a quello contenuto all’interno della seconda Critica, legato al concetto di sommo bene, e a quello riguardante la terza Critica, dove, attraverso il giudizio riflettente teleologico, viene a delinearsi una visione teleologica della natura che coincide, per certi versi, con il concetto di mondo: identificazione sottolineata da Kant fin dalle pagine della prima Critica, quando,


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Cassandra Basile


all’interno della Dialettica Trascendentale egli sviluppa l’argomento relativo all’idea di mondo. In quel caso, e anche nell’Appendice alla Dialettica Trascendentale, si delinea una sovrapposizione tra il concetto di mondo e quello di natura proprio dal punto di vista teleologico.

Ma la domanda che Cunico si pone è se effettivamente questo concetto di mondo possa identificarsi con il concetto stesso di libertà, nel momento in cui quest’ultimo diventi, attraverso la prospettiva teleologica, non soltanto il presupposto affinché sia possibile costituire un mondo dal punto di vista dei fini (mondo intelligibile), realizzato all’interno del mondo fenomenico, ma anche la finalità in se stessa: la libertà coincidente con il fine ultimo della ragione.

Se la finalità della libertà significa anche «autotelia», ossia il suo essere fine a se stessa come autodeterminazione comune degli esseri razionali in un mondo divenuto regno dei fini, e se nella terza Critica Kant designa lo scopo finale come effetto conforme al concetto di libertà, si può dire che l’effetto della libertà è l’attuazione della libertà stessa, in quanto attuazione di un mondo intelligibile composto da un comunità di esseri razionali finiti che hanno scelto senza alcuna costrizione esterna di costituire un modo del bene e del senso.


L’obiettivo del contributo di Lorenzo Sala, Uso logico e uso reale della ragione: origine e ruolo regolativo delle idee, è quello di mostrare come effettivamente la distinzione tra uso logico e uso reale della ragione permetta di estendere il concetto di ragione e di introdurre una diversa funzione dell’idea, in quanto tale separazione consente di reintegrare il ruolo dell’idea e di estendere il suo uso all’esperienza, non attraverso un uso costitutivo bensì regolativo. Dunque l’articolo di Sala percorre i passi salienti della Dialettica Trascendentale e dell’Appendice alla Dialettica Trascendentale per far emergere il dominio proprio della ragione, mostrando non soltanto il perché la ragione costituisca le tre idee trascendentali, ma anche in che modo il suo ruolo, mediante queste ultime, possa avere un effettivo valore e un’effettiva influenza sull’intelletto rispetto alla scienza.

Se un uso reale della ragione è frutto di una parvenza in cui essa cade, esiste tuttavia la necessità della produzione di tali idee da parte della ragione. Esse sono il modo in cui la ragione cerca di arrivare alla propria completezza, coincidente con la propria destinazione che può sperare di attuare sul piano pratico. Allora, per quanto riguarda l’ambito teoretico sembrerebbe che le idee della ragione non abbiano alcun utilizzo, in quanto se si è negata la possibilità di poter conoscere un oggetto loro corrispondente, lasciando soltanto questo fondamento incondizionato al quale la ragione può avvicinarsi, in ambito teoretico questo significa dire nulla. Ciò che ne risulta è un senso dispregiativo dell’idea: si è soliti dire, infatti, è «soltanto un’idea»: «poiché [...] noi non possiamo mai tracciarne un’immagine, essa rimane un problema privo di qualsiasi soluzione». In realtà esiste un ruolo che esse possono occupare in ambito speculativo: come mostra Sala, esse possono servire come canone dell’intelletto per l’estensione e la coerenza del suo uso.


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